Quanto è pericolosa la guida assonnata? Gli studi citati dal National Institute for Occupational Safety and Health suggeriscono che, essere svegli per 17 ore, comporta rischi associabili ad una concentrazione di alcol nel sangue (BAC) dello 0,05%. Rispetto a conducenti ben riposati, quelli soggetti a sonnolenza reagiscono più lentamente, sono meno vigili, hanno una coordinazione ridotta e ricordano meno efficacemente ciò che hanno visto.
Secondo quanto riportato nell'articolo prodotto dall'IIHS dal quale è stato tratto il presente (il quale si riferisce a statistiche relative a sinistri avvenuti negli USA), dai dati sugli incidenti raccolti dalla polizia è emerso che circa nell'1%-2% dei casi sono stati riscontrati aspetti riconducibili ad una guida sonnolenta. La sonnolenza, tuttavia, a causa della sua natura transitoria, non può essere testata analogamente a quanto può essere fatto, ad esempio, per determinare il tasso alcolemico.
Uno studio naturalistico del comportamento di guida, condotto da AAA Foundation for Traffic Safety (il quale può essere consultato tramite il link contenuto nell'articolo completo di IIHS), suggerisce che l'insorgenza di sonnolenza al volante costituisce un fenomeno, purtroppo, non così raro. I ricercatori hanno equipaggiato i veicoli dei partecipanti con telecamere e altri strumenti per monitorare come detti conducenti hanno guidato per un certo periodo di tempo. Osservando l'apparente stato di allerta dei conducenti prima degli incidenti, hanno stimato che circa il 9-10% degli incidenti avesse probabilmente la sonnolenza come fattore contribuente.
I cambiamenti delle infrastrutture, come l'aggiunta di bande sonore agli spartitraffico e ai bordi delle carreggiate, oltre alla costruzione di più aree di sosta sulle autostrade, possono aiutare a ridurre gli incidenti dovuti a guida sonnolenta. La ricerca rileva che le strade con numerose aree di sosta, registrano meno incidenti rispetto a quelle prive di tali strutture.
Uno studio naturalistico del comportamento di guida, condotto da AAA Foundation for Traffic Safety (il quale può essere consultato tramite il link contenuto nell'articolo completo di IIHS), suggerisce che l'insorgenza di sonnolenza al volante costituisce un fenomeno, purtroppo, non così raro. I ricercatori hanno equipaggiato i veicoli dei partecipanti con telecamere e altri strumenti per monitorare come detti conducenti hanno guidato per un certo periodo di tempo. Osservando l'apparente stato di allerta dei conducenti prima degli incidenti, hanno stimato che circa il 9-10% degli incidenti avesse probabilmente la sonnolenza come fattore contribuente.
I cambiamenti delle infrastrutture, come l'aggiunta di bande sonore agli spartitraffico e ai bordi delle carreggiate, oltre alla costruzione di più aree di sosta sulle autostrade, possono aiutare a ridurre gli incidenti dovuti a guida sonnolenta. La ricerca rileva che le strade con numerose aree di sosta, registrano meno incidenti rispetto a quelle prive di tali strutture.
Una maggiore consapevolezza dei pericoli della stanchezza potrebbe aiutare a incoraggiare più persone a utilizzare le aree di riposo esistenti. Molte persone presumono che, se riprodotta in abitacolo musica ad alto volume o lasciati aperti i finestrini per refrigerare l'ambiente interno, l'insorgenza di fenomeni di sonnolenza dovrebbe risultare attenuata, Tuttavia, la ricerca ha dimostrato che questi metodi presentano un'efficacia minima. Un breve pisolino, invece, può fare la differenza. Anche una maggiore disponibilità di alcune funzionalità di assistenza alla guida può essere di aiuto in tal senso.
Di seguito è riportato il link dell'articolo completo, tratto dal sito ufficiale di IIHS.