Perché è importante sapere quanti autovelox fissi e mobili ci sono in Italia? Tale questione è stata sollevata direttamente dal ministero come atto "necessario, urgente e indifferibile per il riordino delle regole di settore e per definire norme chiare sugli standard e sulle procedure di approvazione e omologazione dei dispositivi". In particolare, secondo il MIT, non è possibile risolvere l'annosa questione dell'omologazione dell'autovelox senza sapere quanti sono, quali sono, dove sono e come vengono usati.
L'obiettivo è quello di creare un quadro univoco su scala nazionale, regionale e locale circa i dispositivi in uso, specificando numero e tipologia degli strumenti, il loro legittimo utilizzo e la necessaria verifica dei requisiti tecnici per la relativa approvazione o omologazione.
Come funziona il censimento degli autovelox? Gli enti locali e la Polizia stradale devono trasmettere tutti i dati dei dispositivi al MIT che a sua volta li pubblicherà sul suo sito, seguendo le istruzioni contenute nel decreto dirigenziale n. 305 del 18/8/2025. Per ogni sistema di rilevazione della velocità dovranno essere indicati tipo, marca, modello, posizione (per quelli fissi) e la conferma dell'approvazione o dell'omologazione. Solo gli autovelox che saranno correttamente censiti dal ministero potranno rimanere accesi. Nelle intenzioni del MIT questo censimento rappresenta una forma di tutela anche per gli automobilisti, che potranno controllare facilmente se il dispositivo da cui sono stati multati era registrato e quindi in regola.
I soggetti interessanti hanno tempo fino a fine ottobre 2025 per trasmettere i dati sugli autovelox utilizzando l'apposita piattaforma cui si accede attraverso il Portale dell'Automobilista o il Portale del Trasporto, e compilando poi un apposito documento elettronico per ogni apparecchio utilizzato dal Comando o Ufficio.
Di seguito il link dell'articolo completo, dal sito Sicurauto.it